Pollo alla Marengo

pollo alla marengo

Ecco un piatto “storico”!

In senso stretto, perchè segna una vittoria importante nella campagna napoleonica in suolo italiano contro gli Austriaci, tanto importante che, per suo volere, dopo la morte, il corpo dell’imperatore fu avvolto nel mantello blu che indossava a Marengo!

In senso lato perchè trascina dietro di se tante variegate storie.

Sembra infatti che la sua creazione sia stato un tentativo estemporaneo di un cuoco francese, Dunand, di improvvisare una cena al Bonaparte per celebrare la suddetta grande vittoria.

Lo Chef dell’Imperatore, con i carri delle derrate alimentari ormai vuoti, raccattò un pollo. Lo infarinò e  scottò in padella , con olio, noce moscata e pepe. Rendendosi conto della semplicità della ricetta che stava proponendo, tirò fuori dalla manica l’asso che lo avrebbe reso un piatto degno di un sovrano vincitore.

Una bottiglia di Madeira, a cui si connette la prossima storia!

E poi ancora un po’ di prezzemolo e una spruzzata di limone a ristabilire l’armonia e l’acidità del piatto. Un crostone di pane scottato, un uovo e qualche patata.

Et voilà, bon appetit!

Ma questa, come dicevo  è solo una delle tante storie…si tramanda in mille modi. Chi lo vuole con i gamberi di fiume, chi con i funghi, che anche con Napoleone in giro, a giugno nell’ alessandrino…la vedo davvero difficile… Chi sfumata con il Cognac…o preparata da un oste della zona.

Quindi, come sempre, questo piatto è una nostra versione, in senso lato, di un piatto storico in senso stretto.

Una coscia di pollo disossata cotta con limone e Madeira, con purea di patate aromatizzata al prezzemolo,  uovo di quaglia e crostini di pane croccanti.

E visto che siete fin qui giunti, se volete leggere, ci sarebbe ancora la storia del Madeira e del perchè un vino portoghese, fosse l’unica cosa rimasta tra i viveri dell’esercito francese….

Questo vino, che ha come base una malvasia, veniva prodotto nell’arcipelago di Madeira, sulle importanti rotte commerciali, tra cui naturalmente anche quelle francesi, e venduto come un normalissimo vino da tavola. Quando però le uve, visto il clima della zona, non riuscivano ad arrivare a completa maturazione, per smorzarne l’acidità, aggiungevano nelle botti dello zucchero di canna.

Un qualche capitano di vascello deve averne stivate un po’ sulla nave e si deve essere accorto che, anche se ossidato e tenuto a temperature elevate, questo particolare vino invece che deteriorarsi migliorava sempre di più..tanto da garantire un gusto ottimale dopo due passaggi all’equatore!

Ottimo quindi in nave o nelle lunghe campagne di guerra. Dal sapore liquoroso e fruttato garantiva gusto e lunga durata… E vista l’ostinazione di Napoleone nello strappare Madera dalle mani degli inglesi doveva esserne un grande estimatore.

Con l’esperienza poi si affinano le abilità, così nascono le particolari botti in cui viene fatto maturare. Inglobate in strutture con un’intercapedine in cui scorre aria calda per raggiungere la temperatura di una stiva in mare aperto, di circa 55 gradi.

Scusate se mi sono dilungato ma dietro un piatto semplice, a volte, si nascondono storie intricate!

 

 

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