DOGLIANI

A caratterizzare Dogliani è l’originalità dello stile architettonico con cui Giovanni Battista Schellino, stravagante architetto, disegnò le case con cupole neoclassiche, guglie gotiche, torri medioevali, scenografie wagneriane creando angoli insoliti e fantastici, fantasiosi. Tra il I e II secolo d.C. era un fondo romano come lo dimostrano i ritrovamenti di una necropoli presso San Quirico. Alla fine del III secolo d.C. il nucleo si spostò verso la Pieve. Il seguito continuò a spostarsi arroccandosi attorno alla zona fortificata per difendersi dalle scorribande di Ungari e saraceni del X secolo. Esistono residui delle invasioni saracene in alcuni termini dialettali dalle radici chiaramente arabe e di alcune località e cascine dette “del saraceno”. Nel 1200 passò a Manfredo II di Saluzzo e vi restò per circa tre secoli. Secoli in cui conobbe un’espansione tale da generare il “Borgo” che la Signoria di Giovanni il Grande di Saluzzo dotò di mura fortificate e nel 1297 concesse al paese una “carta costituzionale”. Seguirono tempi nefasti con la guerra con gli Sforza. Nel 1431 venne devastata. Nel 1530, e per venti anni, con la rovinosa decadenza del marchesato di Saluzzo subì saccheggi e incendi. Anche i francesi che occuparono le Langhe distrussero vari castelli della zona, compreso quello di Dogliani. Inoltre è patria del “Dolcetto di Dogliani“, di Luigi Einaudi (il primo Presidente della Repubblica), di Domenico Ghiliano, (inventore del fiammifero, a sfregamento o zolfanello), di Giuseppe Gabetti, l’autore della Marcia Reale e patria adottiva di Pini Segna, uno dei disegnatori di Zagor, L’Uomo Mascherato, Mandrake, Kriminal e altri famosi fumetti.

Cimitero-schelliniano-di-Dogliani

Seguiamo la strada che sale verso la parte alta della città e alla nostra destra scorgiamo l’insolita struttura architettonica dell’ospedale, una delle opere dello Schellino, architetto doglianese vissuto nel 1800. Saliamo verso Dogliani-castello passando accanto al bianco “Pantheon” della chiesa dell’Immacolata e allo “scenografico” ingresso del cimitero monumentale, in cotto rosso, opera anch’essa dello Schellino, la cui facciata guarnita da fantasiose guglie, cuspidi e pinnacoli si presenta in tutta la sua originale grandezza architettonica e coreografica. Va ricordato che negli anni in cui visse lo Schellino, Dogliani era nota per le sue fornaci, utilizzate anche per la costruzione del monumentale ingresso al cimitero.

Sostiamo per una visita a Dogliani-castello, piccolo borgo medioevale della parte alta di Doglianiche domina sui tetti della città e sulle insolite costruzioni fantastiche, compresa la “Torre dei Cessi” anch’essa opera dello Schellino. Collocata all’esterno, presenta tre piani fuori terra, ed è collegata al Palazzo Comunale tramite una passerella. Attualmente è stata ristrutturata e inserita in un percorso museale delle opere dell’originale architetto doglianese. Chi non la conosce immagina si tratti di una torre medioevale. In realtà è una costruzione del 1864 creata per fronteggiare delle esigenze igieniche per la Caserma Militare situata nell’allora ex Palazzo Comunale, ed ex convento del Carmine (datato 1478). Nel 1860 il Palazzo Comunale ha avuto funzioni di Deposito Militare della Fanteria insediata a Dogliani. Nel 1864 lo stabile ha ripreso il suo ruolo di Palazzo Comunale e attualmente ospita il Municipio, il Museo Storico-Archeologico e la Bottega del Dolcetto.

Dal piazzale del Belvedere di Dogliani-Castello oltre alla stupenda panoramica si può vedere un maestoso ippocastano secolare e fermarsi nella vicina Stamperia d’Arte o “Calcografia Al Pozzo” di Antonio Liboà, per vedere gli antichi torchi, i macchinari di stampa e come nasce un “antico libro d’arte”, con le incisioni di Teresita Terreno. Nella stamperia i libri sono rigorosamente stampati con caratteri a piombo e a tiratura limitata.

Il “Ritiro della Sacra Famiglia” è di  Schellino, indubbiamente è tra le opere più elaborate e ricche di elementi architettonici decorativi, tanto che la facciata pare eseguita al traforo o decorata con antichi merletti pizzi e ricami… Attualmente è adibita a ricovero.

Interessante è il Santuario Madonna di San Quirico. All’interno è conservata l’immagine miracolosa della Gloriosissima Vergine che allatta il Bambino, un gioiello di devozione, con numerosi ex voto di cui molti risalgono al seicento. L’immagine miracolosa, del XV secolo, rappresenta la Madonna mentre  allatta il Bambinello e con la mano sinistra sparge la sua benedizione e le grazie.

Proseguiamo lungo la strada fiancheggiata dai pilastri votivi e fermiamoci ad osservare il santuario della Madonna delle Grazie, con le sue linee morbide e i colori pastello… mentre la vista spazierà sulle colline vitate sino a perdersi nello stupendo scenario delle Alpi innevate.

Non molto distante incontriamo l’interessante settecentesca Villa Einaudi circondata da uno splendido parco, con insoliti comignoli a torre, a piramide, a spirale, e lo stupendo bosco di querce secolari con il viale di platani.. Storica residenza estiva del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, è visitabile. Luigi Einaudi l’11 maggio 1948 divenne il primo presidente della Repubblica Italiana rimanendo in carica sino al 25 aprile 1955. Figlio di cuneesi provenienti dalla zona di Dronero, in Valle Maira,  aveva abilità, intelligenza ed energia. Nato il 24 marzo 1874 nella vicina Carrù. Economista e docente universitario a Cuneo, poi a Torino, collaborò a prestigiosi giornale, come il “Corriere della Sera”. A Dogliani, nel 1897 acquisterò da un sacerdote, per… 30.000 lire, il podere di San Giacomo, terra marnosa e argillosa, in seguito aggiunse altri terreni malridotti che migliorò: ripiantò, risanò, combattè contro la piaga della “filossera”. Ristrutturerò gli edifici rustici e restaurò la casa padronale in cui soggiornò nei mesi estivi e autunnali. Creò una cantina, in cui vendere il proprio vino e ben presto si trasformò in una delle più prestigiose aziende del Dolcetto di Dogliani. Attualmente vanta una foresteria con tre camere e una suite; la cantina è visitabile ed è un punto vendita dei propri prodotti: vini rossi, Dolcetto, distillati tradizionali e una nuova linea di grappe. Si spense nel 1961 e venne seppellito nel cimitero di Dogliani lasciando molte opere letterarie importanti, ma anche un memorabile risanamento delle finanze e dell’economia italiana…

Restiamo sulla piazza Umberto I per incontrare “Il Vasaio” e scoprire come si costruiscono vasi di terracotta, visitare la maestosa parrocchiale di SS. Quirico e Paolo, anch’essa dello Schellino, e “meditar vini” nella “Bottega del Dolcetto” situata negli scantinati di un ex convento dei Carmelitani, del 1500, con una coreografica struttura interna a volta bassa.
Curioso è questo scritto datato 1593, e riportato su un opuscolo della Bottega del Dolcetto, in cui la municipilità di Dogliani emanava un documento di “Ordini per le vindimie”, che diceva: “Niuno ardischi, al di qua della festa di S.Matteo (21 settembre) vindimiar le uve, et se qualcheduno per necessità od altra causa, dovrà vindimiar qualche dozzetti dovrà prender licenza dal deputato; sotto pena della perdita delle uve“.

Nella seicentesca cappella dell’ex Convento del Carmine, attiguo alla Parrocchiale di San Paolo, si può visitare un interessante “Museo degli Ex -Voto“, dove una collezione di tavolette votive è la testimonianza della devozione popolare. Alcuni antichissimi, presentano immagini con costumi medioevali…

Gli amanti della letteratura possono visitate la Biblioteca Civica Luigi Einaudi,una moderna struttura che attraverso scaffalature mobili scorrevoli è in grado di trasformarsi in auditorium con 80 posti a sedere. Sono oltre 16.000 i volumi presenti nella biblioteca. Da alcuni anni la biblioteca è diventata anche un luogo d’incontro che ospita conferenze, spettacoli, mostre, e oltre agli scrittori vanta anche la presenza di illustri personaggi e personalità del mondo dell’arte, dello spettacolo, della musica, del giornalismo e di altre discipline, tra questi ricordiamo Valeria Moriconi, Ottavia Piccolo, Primo Levi, Fruttero & Lucentini, Mario Soldati, Giovanni Arpino, Giorgio Forattini, Demetrio Volcic e Ilario Fiore.

Personaggio e artista noto è Gianni Gallo. Incisore di fama è un artista con la “A” maiuscola! I suoi disegni vengono intagliati nel legno e poi riprodotti in incisioni incredibili, perfette quanto stupende. Dalle etichette per i vini alle opere di incisione, con i colori tenui, morbidi, egli narra della sua terra di Langa, dei suoi colori, dei suoi frutti, degli animali che gli vivono accanto.

La storia di Dogliani e della sua gente si può scoprire attraverso la coinvolgente narrativa del libro “Niente per caso”, di Maria Tarditi. Maestra di Monesiglio, la Tarditi narra la storia di un trovatello e dei personaggi che ruotano attorno alla sua storia ambientata nelle Langhe dell’800.

Un’altro personaggio che rese celebre Dogliani con la sua invenzione fu il chimico Domenico Ghigliano che nel 1821 fu il primo italiano a lavorare il chinino, importato dalla Francia, e a distribuirlo nella sua farmacia. Fu anche l’inventore dello zolfanello: a quei tempi per accendere i lumi e per i fumatori erano tempi duri. Si dovevano intingere degli stecchini intrisi di zolfo in varie soluzioni acide, finché egli non inventò una composizione idonea ad indurirsi sui bastoncini.
Domenico Ghigliano nacque il 9 dicembre 1790 da Giovanna Gabutti e Carlo Ghigliano, chirurgo e ufficiale nel Regio Esercito Sardo. Appassionato di chimica e botanica fu commesso e studioso presso una farmacia. A 16 anni continuò gli studi a Mondovì presso Basilio Baruffi, noto chimico-farmacista. Nel 1815 ottenne l’autorizzazione ad esercitare la professione. Nel 1832 raccolse le lamentele dell’amico il conte Chiesa di Vasco, noto botanico monregalese, che così si lamentava: “Ogni notte, dovendo accendere più volte il lume con lo stecchino intriso di zolfo, biossido di piombo e clorato di potassa, devo immergerlo nella boccetta di amianto imbevuto di acido solforico. Questi gocciola, e acceso crepita, spruzza scintille che bruciacchiano le lenzuola forettandole! Mio caro Domenico, tu che sei chimico inventa qualcosa!”. E Domenico accolse l’invito. Mutò il minio nel solfuro di antimonio. Cambiò le dosi e ne bagnò alcuni stecchini, poi lasciò indurire la composizione per evitare il gocciolamento, quindi li pose sul davanzale della finestra perchè asciugassero. Il figlioletto, entrato nel laboratorio, ne prese uno e sfregò la punta sulla pietra del davanzale per vedere se il composto era asciutto. Lo stecchino si accese e altrettanto fecero gli altri:era nato il fiammifero che si accende per sfregamento su qualunque superficie ruvida!

Pini Segna, fiorentino di nascita ma langarolo d’adozione, vive a Dogliani. Abile ritrattista è anche un noto fumettista che ha sollecitato la fantasia dell’ infanzia con indimenticabili personaggi usciti dalla sua penna. Penna di Gran Fama, che ha firmato le avventure di Indian Kid, Ringo, Dick Montana ed altri di cui è stato anche editore. Ha inoltre disegnato diversi personaggi creati da altri autori, come Zagor di Ferri, Pantera Bionda di Magni, Mandrake e L’Uomo Mascherato delle Edizioni Spada.

Altro doglianese celebre fu Giuseppe Gabetti, musicista che si trasferì a Torino da dove compose musiche per organi, bande, balli e messe. Arruolatosi nell’esercito, nel 1820, divenne capo musicista del reggimento. Carlo Alberto gli ordinò di comporre l’inno per il reggimento ed egli compose la Marcia Reale che ben presto divenne un inno in tutta Italia. Tornò nelle Langhe e si stabilì a Dogliani proseguendo la sua attività di musicista e compositore.

 

di A.M.

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